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Recensione

Non era neanche il mio tipo: “Da leggere”

[…] Non era neanche il mio tipo, Carlo Longo, Clown Bianco. Che l’amore è tutto è tutto ciò che ne sappiamo. E quando lo si perde viene davvero voglia, anche se non si fa sera, anche se tra i capelli un po’ d’argento non li colora, di gridare, di rinnegare il cielo, di prendere a sassate tutti i sogni ancora in volo, di spezzare le ali del destino, sbattere la testa mille volte contro il muro, respirare forte il suo cuscino e compagnia cantante (è proprio il caso di dirlo…). È una sofferenza dell’anima, che si fa profondamente fisica. Mozza il fiato. Come un flusso di coscienza. Ed è proprio questo il torrenziale e fortunato espediente stilistico scelto da Longo per raccontare la vicenda di un uomo che svanisce e dopo un po’ di tempo invia al suo più caro amico, pregandolo di non cercarlo, il manoscritto, straziato ma ironico, come del resto sono le umane sorti, in cui racconta della donna che dopo anni di convivenza lo ha lasciato. E lui, che si sentiva superiore, ora avverte tutto il peso della propria inconsistenza. Da leggere.

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