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Recensione

“Non era neanche il mio tipo”, commento critico di Luigi Viola

«Non era neanche il mio tipo» è il bel romanzo che Carlo Longo ha voluto regalarci come prova d’esordio, conseguente alla sua lunga, inesausta e vitale passione per la letteratura, la quale trova ora nuovo ardore in una scrittura inedita, irruenta e tormentata.

          Romanzo certamente d’amore perché teatro di un forte e incontenibile travolgimento sentimentale ed anzi di una vera ossessione, ma allo stesso tempo luogo finemente ironico di una visione del mondo nella quale si intrecciano evocazioni letterarie, sensibilità e reminiscenze di una Bildung d’altri tempi, d’antan si direbbe ormai in riferimento alla generazione cui Carlo appartiene, innervata peraltro in un background antropologico, ambientale, sociale che – pur limitandosi qui ad emergere delicatamente dallo sfondo – è lo stesso contraddittorio paesaggio di bonifiche e “de caivi fissi che sconde i monti e lustra i copi” raccontato dai versi di Romano Pascutto dove, tra debole vegetazione, argini fluviali, canali di scolo e brumesteghe autunnali, quando “el sol riva a tera tamisà sul formento morto de fredo”, scorrono calmi, la Livenza e i giorni […]