Un romanzo intimo, sensuale, profondo, ma anche pieno di ironia. Sullo sfondo, un Veneto fatto di imprenditori che si sono, con qualche furbizia, “fatti da sé”, di contadini, di ipocrisia. Un ritratto a cui nemmeno Marco, il protagonista, sfugge.

Marco è scomparso da oltre un anno quando Antonio, il suo migliore amico, riceve un pacco. Nella voluminosa busta, Antonio trova un manoscritto accompagnato da una lettera in cui Marco lo prega di leggere quelle pagine che gli ha inviato, di provare a comprenderlo e di non cercarlo più. 
Nel manoscritto, Marco racconta il suo amore per Ivana, una donna che non stimava ma con la quale aveva convissuto per dieci anni. Fino all’abbandono da parte di lei. Da questo punto partono le  pulsioni autodistruttive di Marco, la sua crescente ossessione per lei, la paura di non poter sopravvivere.
Utilizzando lo stile del flusso di coscienza, Longo – con capitoli brevi e serrati, che lasciano senza fiato il lettore – ci conduce nei meandri di una sofferenza amorosa che diventa dolore fisico. 

Informazioni bibliografiche

ISBN: 9788894909340
Collana: Margini
Genere e temi trattati: Romanzo psicologico | Romanzo d’amore | Diario
Data di uscita: Ottobre 2019
Pagine: 168

Carlo Longo

Carlo Longo

Autore

Carlo Longo è nato a San Stino di Livenza,  nella parte orientale della  provincia di Venezia.
Per frequentare le scuole la famiglia si trasferisce prima a Treviso, poi a Mestre. Qui si diploma al Liceo classico R. Franchetti; in seguito si laurea in Giurisprudenza all’Università di Padova.
Si dedica poi all’azienda agricola che la famiglia possiede dalla fine del 1800.
Folgorato dall’amore per la letteratura e in particolare per Marcel Proust, diviene un esperto e appassionato lettore in lingua originale della Recherche. Scrive molto, senza pubblicare, ad eccezione per il testo La vengeance de Marcel, in italiano e francese per le edizioni Rapport d’Etape.
Vive a Treviso nel periodo invernale e a San Stino di Livenza in quello estivo.

È ridicolo, ma, per dirla con Proust, ho sciupato anni di vita, volevo morire, ho avuto il più grande amore, per una donna che non mi piaceva, che non era neanche il mio tipo.

Non era neanche il mio tipo

Il protagonista ha il grande pregio di essere come dovrebbe essere ogni personaggio di un’opera realmente letteraria e non precettistica, ovvero altalena costantemente tra alto e basso, senza l’ossessione di mettere su carta solo la nobiltà del sentimento, ma anche le sue sfumature più bieche.

Matteo Fais | VVOX

Recensioni

L’esplicita ironia e la tensione intellettuale che nutrono le pagine del romanzo, in bilico tra le spinte irrazionali di Marco e l’equilibrio necessario di Antonio, ci fanno da guida e consentono di evitare la semplice immedesimazione psicologica con conseguente banalizzazione sentimentale, permettendoci di cogliere invece le vicende narrate nella loro esemplarità, come uno dei possibili incidenti della vita di ciascuno, da cui in fondo imparare qualcosa, anche se a prezzo di grande sofferenza [...]

Luigi Viola | Finnegans

E lui, che si sentiva superiore, ora avverte tutto il peso della propria inconsistenza. Da leggere.

Gabriele Ottaviani | Convenzionali

[...] un tuffo nella passione travolgente dove desiderio e vendetta vanno di pari passo verso un finale non scontato.

Francesca Righi | Diario di un sogno

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«Non era neanche il mio tipo» è il bel romanzo che Carlo Longo ha voluto regalarci come prova d’esordio, conseguente alla sua lunga, inesausta e vitale passione per la letteratura, la quale trova ora nuovo ardore in una scrittura inedita, irruenta e tormentata.